Monday, 27 January 2003
A casa di nuovo
Sono tornata, quindi finalmente posso tirare le somme. E' stata una esperienza splendida e posso a questo punto dire che è andato tutto alla perfezione... mai perso un volo, mai perso un bagaglio! A Londra sono riuscita anche a riposarmi per ritornare pimpante al lavoro. L'High Tea al Lanesborough è stato come al solito all'altezza delle aspettative - la grande sala dal soffitto di vetro, le statue e i vasi in stile cinese (come piaceva ai Vittoriani), le grandi composizioni di fiori, le cameriere che ti versano sollecite il the per non lasciarti mai la tazza vuota... l'etagére d'argento carica di sandwiches, di scones, di crumpets... tutto come deve essere, il the prende qui la corretta forma di rito immutabile. Ancora due passi lungo Piccadilly e poi Star Trek X - Nemesis: dark triste e spettacolare... e lascia spazio per il numero undici. Domenica si dorme fino all'una (se non mi telefonava mia madre, avrei anche tirato di lungo...), un pasto semplice e poi alle cinque il cab per Heathrow. Alle dieci e mezza ero a Linate, a mezzanotte ho chiuso la porta di casa, ho parzialmente disfatto le valigie, ho scaricato le foto... alle tre del mattino ero a letto! Le foto meritano di essere viste... l'idea è di vederle insieme agli interessati... proponevo il 3 di febbraio alle 19 in sala riunioni... ma si vedrà!
Saturday, 25 January 2003
Oggi a Londra
Giornata uggiosa, ma fra poco usciro’ con Monica per uno stupendo High Tea al Lanesborough Hotel, vicino ad Hyde Park Corner – un lusso di altri tempi, con i sándwich al cetriolo gli scones la clotted cream… poi a passeggio e stasera ancora cinema – faccio scorpacciata di anteprime! domani bruch ad Hampton Court, assieme a Regina, la strordinaria amica tedesca di Monica - ma questa e’ un’altra storia ed andra’ raccontata un’altra volta…
Compleanno!
Continui bip del telefono rianimato, SMS a raffica telefonate, mail. E’ bello ritrovare tutte le persone care che si ricordano di me – ho fatto un elenco per ringraziare tutti e sono certa che dimentichero’ qualcuno… vado a braccio: Donatella Riccardo Cosimo e Chiara Robi Elena la sorellina Grazia Cinzia Cristina Chiara T. Annamaria (quante volte!) Monica Patrizia mia sorella Ba Mauro (che ha barato e me li ha fatti un giorno prima per essere il primo) Paolo P. Elisabetta La Mamma La Zia Wanda Rosy e Olindo Fabio Paolo M. Chiara D.M. Gianfranco Silvia Igor Giacomo e… Costanza? Moira Giusy Essam Manu Rosa mia cognata Judith Paola Carmen Kurt Lou Rossana Fumi Claudia Laurent Azza la mia sorellina egiziana La giornata del mio compleanno e’ stata certamente tutt’altro che glamorous… l’ho passata parlando con Monica che mi ospita nella sua bella casa feng shui a Twickenham… bevendo the per coccolare il mio stomaco strapazzato dalla dieta United, parlando di aspirazioni e di progetti di vita. Ho dormito sul divano e Monica mi ha lasciato riposare… siamo uscite la sera per andare al cinema nel West End (“Chicago” a Leicester Square… merita!), per vagabondare un po’ nella tiepida Londra, in un venerdi’ sera pieno di gente che esce e tira tardi. Niente di speciale, detto cosi’, ma e’ Monica che mi rende speciale il mio fine settimana qui.
La mia Londra
Non e’ solo questione di Vecchio Continente, Londra e’ aria di casa per me. Il mio primo viaggio da sola, compiuti i diciotto anni… tanti anni di risparmi per venire nella citta’ dei miei sogni – non l’ho piu’ lasciata, anzi, mi rimane il rimpianto di non aver creduto dall’inizio che sarei poluta venire a vivere e a lavorare qui. Quando mi sono resa conto che era del tutto realizzabile, ormai stavo facendo cose interessanti in Italia che non mi andava di lasciare. Dopo ventidue anni la guardo ancora con gli stessi occhi stellati, ne sono innamorata forse in un modo diverso, ma certamente innamorata sono. Amo la Londra vittoriana, mi emoziono ancora nei suoi musei, adoro le Food Halls di Fortnum &Mason’s, mi perdo ancora nelle librerie di Charing Cross, attraverso il Tamigi sul ponte pedonale di Waterloo sciogliendomi nella contemplazione del panorama, impazzisco per Docklands, ammiro i parchi in tutte le stagioni… mi inebrio dell’accento della gente di qui – dopo settimane di inglese “coloniale” e’ stupendo riesentire le adorabili montagne russe dell’intonazione BBC. In pochi luoghi mi sento al mio posto come a Londra.
Dei luoghi alieni.
Per il mio compleanno, Monica mi ha regalato un libro: “Trieste and the meaning of nowhere” – lei sa bene quanto Trieste significhi per me, professionalmente e personalmente, e gia’ da tempo le ho promesso una gita laggiu’… e cosi’ mi fermo a pensare ai luoghi che considero miei o che vorrei lo fossero. Bologna e’ senz’altro il principio di tutto – non credo potrei piu’ tornarci, certamente non facendo il mestiere che faccio, che e’ stato quello che mi ha portato via in primo luogo… ma Bologna e’ comunque casa, home, heimat, il luogo dove sarei voluta rimanere se non avessi scelto di dare priorita’ alla mia professione. E’ il luogo della mia famiglia – ma non so se potra’ tornare ad essere il mio. Di Londra non parlo piu’ – di rimpianti ho gia’ scritto abbastanza. Trieste e’ un posto importante, per me… anche se non so quanto a lungo ci tornero’, e’ legata a tanti momenti “speciali” che rimangono nella mia memoria e che mi perseguitano un po’ – capita, nei progetti un po’ tormentati – ma sono talmente tanti che non riesco a distaccarmene. Il tempo mi aiutera’ e mi rimarra’ solo il ricordo nitidíssimo della piazza del molo del mare. Il mare deve essere anche il protagonista della mia próssima casa – e gia’ penso al mio progetto Liguria – per conquistarmi quella vista strepitosa sulle montagne e sul mare che solo li’ sono riuscita a trovare… Ah, accidenti alla prima volta che ho visto Portofino! in quali pasticci mi sono infilata! come si fa ad abitare a Legnano con tanta bellezza a un’ora da Milano? ma come dicevo – basta attrezzarsi e non esiste desiderio che non si possa realizzare.
La mia Londra
Non e’ solo questione di Vecchio Continente, Londra e’ aria di casa per me. Il mio primo viaggio da sola, compiuti i diciotto anni… tanti anni di risparmi per venire nella citta’ dei miei sogni – non l’ho piu’ lasciata, anzi, mi rimane il rimpianto di non aver creduto dall’inizio che sarei poluta venire a vivere e a lavorare qui. Quando mi sono resa conto che era del tutto realizzabile, ormai stavo facendo cose interessanti in Italia che non mi andava di lasciare. Dopo ventidue anni la guardo ancora con gli stessi occhi stellati, ne sono innamorata forse in un modo diverso, ma certamente innamorata sono. Amo la Londra vittoriana, mi emoziono ancora nei suoi musei, adoro le Food Halls di Fortnum &Mason’s, mi perdo ancora nelle librerie di Charing Cross, attraverso il Tamigi sul ponte pedonale di Waterloo sciogliendomi nella contemplazione del panorama, impazzisco per Docklands, ammiro i parchi in tutte le stagioni… mi inebrio dell’accento della gente di qui – dopo settimane di inglese “coloniale” e’ stupendo riesentire le adorabili montagne russe dell’intonazione BBC. In pochi luoghi mi sento al mio posto come a Londra.
Dei luoghi alieni.
Per il mio compleanno, Monica mi ha regalato un libro: “Trieste and the meaning of nowhere” – lei sa bene quanto Trieste significhi per me, professionalmente e personalmente, e gia’ da tempo le ho promesso una gita laggiu’… e cosi’ mi fermo a pensare ai luoghi che considero miei o che vorrei lo fossero. Bologna e’ senz’altro il principio di tutto – non credo potrei piu’ tornarci, certamente non facendo il mestiere che faccio, che e’ stato quello che mi ha portato via in primo luogo… ma Bologna e’ comunque casa, home, heimat, il luogo dove sarei voluta rimanere se non avessi scelto di dare priorita’ alla mia professione. E’ il luogo della mia famiglia – ma non so se potra’ tornare ad essere il mio. Di Londra non parlo piu’ – di rimpianti ho gia’ scritto abbastanza. Trieste e’ un posto importante, per me… anche se non so quanto a lungo ci tornero’, e’ legata a tanti momenti “speciali” che rimangono nella mia memoria e che mi perseguitano un po’ – capita, nei progetti un po’ tormentati – ma sono talmente tanti che non riesco a distaccarmene. Il tempo mi aiutera’ e mi rimarra’ solo il ricordo nitidíssimo della piazza del molo del mare. Il mare deve essere anche il protagonista della mia próssima casa – e gia’ penso al mio progetto Liguria – per conquistarmi quella vista strepitosa sulle montagne e sul mare che solo li’ sono riuscita a trovare… Ah, accidenti alla prima volta che ho visto Portofino! in quali pasticci mi sono infilata! come si fa ad abitare a Legnano con tanta bellezza a un’ora da Milano? ma come dicevo – basta attrezzarsi e non esiste desiderio che non si possa realizzare.
Manhattan prima di partire e American Cuisine
Manhattan prima di partire
Ultimo giorno a New York… l’aereo e’ alle sette di sera, ma con la famosa paranoia degli Americani ho deciso che partiro’ ben per tempo, quindi mi concentro su come occupare giusto la mattina. E’ il giorno piu’ freddo della settimana – ancora cielo limpido sole splendente tombini che fumano. Non riesco a decidermi, la giornata e’ cosi’ bella che pare un peccato chiudersi in un museo – vagabondo per il Rockfeller Center: sul ghiaccio volteggiano solo gli istruttori, non ci sono pazzi che pattinano nel gelo delle dieci del mattino. Anche qui, atmosfera cinematografica – grande musica swing, la pista vuota, il vapore che sale dalla fontana ad avvolgere la statua dorata di Prometeo, i grattacieli intorno, sembrerebbe davvero un set per qualche commedia romantica. Giro svogliata per Saks Fifth Avenue, ma non ci sono grandi magazzíni eccitanti… Giorgio e Gucci ovunque. Curioso per il negozio dell’NBC – e’ proprio accanto al Rockfeller Center, come gli studi televisivi : la mattina c’e’ un breve collegamento in diretta (che io vedo a letto, sepolta sotto le coperte), fan con i cartelli sfidano il freddo per farsi riprendere accanto ai conduttori imbacuccati, ognuno cerca i suoi cinque secondi di popolarita’. Il senso di colpa mi attanaglia… ultima chance di vedere il Metropolitan Museum e io vagabondo per i negozi della Quinta ? Resisto poco, alle undici e mezza sono nell’atrio del Museo. Beh, lo scrigno delle meraviglie… curioso come anche i reperti greci ed egiziani sembrino nuovi, come lucidati di fresco… che anche i restauratori americani cedano a questo gusto cinematografico che permea la citta’? La quantita’ ma soprattutto la qualita’ dei reperti e’ straordinaria. Mi sento sciocca a visitare la sezione egizia, ma qui e’ stato ricostruito un intero tempio, quello di Dendera, donato dall’Egitto agli USA per gratitudine: per la diga di Assuan quanti debiti di riconoscenza si sono pagati in natura, mi domando? Il mio obiettivo primario e’ la sezione della pittura europea – dal Rinascimento all’arte moderna - sale e sale di tesori… se da un lato inorgoglisce vedere nomi italiani, come fai a non infuriarti con chi ha lasciato scappare capolavori cosi’? Il settore degli impressionisti e’ ricchissimo: Monet, Gaugin, Cezanne, tantíssimo straordinario Van Gogh. Giro fra le sale concentrandomi solo su cio’ che mi colpisce, e gia’ con questa forma estrema di selezione non riesco ad uscire prima di due ore e mezzo dopo.
Aria di casa
Di sala in sala, mi faccio guidare dall’istinto… verifico il cartellino solo quando riconosco una mano nota… i colli innaturali di Filippo Lippi (che li ha trasferiti a Botticelli), i grandi ritratti di Van Dyck, i volti severi di Cranach… e’ bello anche tirare un po’ ad indovinare, ma… uno dopo l’altro mi faccio avvicinare da Guido Reni, dai Carracci, da Francesco Francia (ferrarese, ma certo piu’ di casa di un fiorentino…). Passo alle arti decorative, mi faccio chiamare da un intero coro intarsiato ricostruito in una piccola sala: da dove verra’, da dove l’avranno rubato? – da un castello francese, ma chi l’ha fatto? la scuola bolognese del coro di San Domenico… quante volte l’ho ammirato quel coro, nei minuti prima di entrare a scuola, quando si cercava rifugio al freddo nella chiesa accanto: una meraviglia di legni colorati di disegni ingegnosi di prospettive lignee… ed ora la stessa mano mi balza agli occhi, mille miglia nel tempo e nello spazio. Casa… ritrovarla un po’ nelle boutiques di Bruno Magli e di Testoni sulla Quinta, nelle pubblicita’ IBM di Ducati e di Furla sui cartelli ad Heathrow… Bologna rules!
American cuisine
Ultimo pasto a NYC. Un “deli”, come lo chiamano qui, fra Park Avenue e la Madison. Un bagel e un pastrami sándwich, la quintessenza del mangiar comune fuori casa… il bagel e’ un panino dolce, lo prendo farcito di cream cheese. Il pastrami sándwich arriva carico di arrosto di tacchino crauti salsa chissa’ che altro… ne mangio meta’ e sono sazia fino al próssimo Capodanno.
Ultimo giorno a New York… l’aereo e’ alle sette di sera, ma con la famosa paranoia degli Americani ho deciso che partiro’ ben per tempo, quindi mi concentro su come occupare giusto la mattina. E’ il giorno piu’ freddo della settimana – ancora cielo limpido sole splendente tombini che fumano. Non riesco a decidermi, la giornata e’ cosi’ bella che pare un peccato chiudersi in un museo – vagabondo per il Rockfeller Center: sul ghiaccio volteggiano solo gli istruttori, non ci sono pazzi che pattinano nel gelo delle dieci del mattino. Anche qui, atmosfera cinematografica – grande musica swing, la pista vuota, il vapore che sale dalla fontana ad avvolgere la statua dorata di Prometeo, i grattacieli intorno, sembrerebbe davvero un set per qualche commedia romantica. Giro svogliata per Saks Fifth Avenue, ma non ci sono grandi magazzíni eccitanti… Giorgio e Gucci ovunque. Curioso per il negozio dell’NBC – e’ proprio accanto al Rockfeller Center, come gli studi televisivi : la mattina c’e’ un breve collegamento in diretta (che io vedo a letto, sepolta sotto le coperte), fan con i cartelli sfidano il freddo per farsi riprendere accanto ai conduttori imbacuccati, ognuno cerca i suoi cinque secondi di popolarita’. Il senso di colpa mi attanaglia… ultima chance di vedere il Metropolitan Museum e io vagabondo per i negozi della Quinta ? Resisto poco, alle undici e mezza sono nell’atrio del Museo. Beh, lo scrigno delle meraviglie… curioso come anche i reperti greci ed egiziani sembrino nuovi, come lucidati di fresco… che anche i restauratori americani cedano a questo gusto cinematografico che permea la citta’? La quantita’ ma soprattutto la qualita’ dei reperti e’ straordinaria. Mi sento sciocca a visitare la sezione egizia, ma qui e’ stato ricostruito un intero tempio, quello di Dendera, donato dall’Egitto agli USA per gratitudine: per la diga di Assuan quanti debiti di riconoscenza si sono pagati in natura, mi domando? Il mio obiettivo primario e’ la sezione della pittura europea – dal Rinascimento all’arte moderna - sale e sale di tesori… se da un lato inorgoglisce vedere nomi italiani, come fai a non infuriarti con chi ha lasciato scappare capolavori cosi’? Il settore degli impressionisti e’ ricchissimo: Monet, Gaugin, Cezanne, tantíssimo straordinario Van Gogh. Giro fra le sale concentrandomi solo su cio’ che mi colpisce, e gia’ con questa forma estrema di selezione non riesco ad uscire prima di due ore e mezzo dopo.
Aria di casa
Di sala in sala, mi faccio guidare dall’istinto… verifico il cartellino solo quando riconosco una mano nota… i colli innaturali di Filippo Lippi (che li ha trasferiti a Botticelli), i grandi ritratti di Van Dyck, i volti severi di Cranach… e’ bello anche tirare un po’ ad indovinare, ma… uno dopo l’altro mi faccio avvicinare da Guido Reni, dai Carracci, da Francesco Francia (ferrarese, ma certo piu’ di casa di un fiorentino…). Passo alle arti decorative, mi faccio chiamare da un intero coro intarsiato ricostruito in una piccola sala: da dove verra’, da dove l’avranno rubato? – da un castello francese, ma chi l’ha fatto? la scuola bolognese del coro di San Domenico… quante volte l’ho ammirato quel coro, nei minuti prima di entrare a scuola, quando si cercava rifugio al freddo nella chiesa accanto: una meraviglia di legni colorati di disegni ingegnosi di prospettive lignee… ed ora la stessa mano mi balza agli occhi, mille miglia nel tempo e nello spazio. Casa… ritrovarla un po’ nelle boutiques di Bruno Magli e di Testoni sulla Quinta, nelle pubblicita’ IBM di Ducati e di Furla sui cartelli ad Heathrow… Bologna rules!
American cuisine
Ultimo pasto a NYC. Un “deli”, come lo chiamano qui, fra Park Avenue e la Madison. Un bagel e un pastrami sándwich, la quintessenza del mangiar comune fuori casa… il bagel e’ un panino dolce, lo prendo farcito di cream cheese. Il pastrami sándwich arriva carico di arrosto di tacchino crauti salsa chissa’ che altro… ne mangio meta’ e sono sazia fino al próssimo Capodanno.
Wednesday, 22 January 2003
Accelerando
E cosi’ sono nella volata finale prima del 24 gennaio – compiro’ gli anni alle 7,15, meridiano di Bologna… se sopravvivo, ovviamente! Posso dire che fin qui, tutto bene! Avro’ molto ancora da pensare e da scrivere, anche quando saro’ di nuovo in Italia. Comunque, fare il giro del mondo si puo’: basta risparmiare un po’ ed avere un certo spirito di adattamento. Il fatto che io parli o parlicchi quattro lingue ha aiutato (buffo: quella che parlo meglio mi e’ servita a poco o a nulla, quella che parlo peggio mi ha fatto trovare un amico a Bali!), ma non e’ stato decisivo – a parte due chiacchiere sulla spiaggia con una coppia di Francoforte, anche il mio tedesco non mi ha portato molto in la’… Ragazzi, l’inglese e’ tutto! Non c’e’ niente da fare, il fatto di parlarlo, leggerlo e scriverlo mi ha reso tutto molto semplice – tutti mi dicevano: Sei Italiana? Non si direbbe, parli inglese molto bene… e questa la dice lunga delle abitudini viaggiatorie dei nostri compatrioti! Le cose piu’ strepitose del viaggio? Faro’ una lista, ci devo pensare con un po’ di prospettiva. Rimango sempre colpita dal notare quanto poco occorra per sentirsi a casa propria ovunque – ok, I miei hotel non erano bettole, ma alla fine serve soprattutto un luogo pulito e sicuro dove ricaricarsi a fine giornata… e, a parte I capricci e qualche minimo souvenir, non occorre neanche un patrimonio di pocket money. Quindi, che cosa vi trattiene? Io so solo che la sera prima di partire non capivo piu’ nulla – panico totale, timore di dimenticare qualcosa di fondamentale, paura di tutto! Poi e’ bastato salire sul primo aereo ed e’ passato… penso che rifaro’ qualcosa del genere prima o poi… certamente prima dei cinquanta! A Londra ritrovero’ degli amici, ma fino ad ora non sono mai stata sola, grazie a tutti quelli che mi hanno scritto, telefonato o SMSato. Grazie mille, siete stati la componente fondamentale della festa! E vedremo di organizzarci al mio ritorno!
Uptown Girl
Tempo di bilanci, quindi? Al West Side proletario e reminescente dell’immigrazione preferisco la stagionata plutocrazia dell’East Side: Times Square e’ un’accozzaglia di cartelloni schiamazzanti, molto meglio la classe della Quinta Avenue. Diciamo che mi e’ piaciuto mangiare un donut con il caffe’, acquistato in uno dei carretti all’angolo delle strade – 1$ per tante calorie – ma vado pazza per il mio accappatoio bianco con lo stemma dorato del Waldorf Astoria sul petto… Oggi Little Italy e Chinatown – piu’ per dovere di cronaca che altro: una lunga teoria di pizzerie non e’ poi cosi’ eccitante – e nell’anatra alla campagnola ci hanno lasciato le ossa, maledetti musi gialli (peraltro questo bell’internet café’ estremamente bello ed economico e’ gestito da loro…). Domani penso che mi rifugero’ o al Metropolitan Museum (temo un po’ una delusione) o da Macy’s (Bloomingdale’s e’ un po’ proletario, se paragonato a Bergdorf Goodman – una grande magazzino quieto e distinto, ovviamente strapieno di firme italiane…) A parte cio’, avendo Montenapo (o la Galleria Cavour) a portata di mano, qui di sorprendente c’e’ ben poco. D&G ovunque, Fendi come se piovesse, Armani in tutte le forme… insomma, ci siamo solo noi!
Extraterritoriale
Ultimo giorno completo a NYC: sempre piu’ freddo – temperatura da Riviera d’inverno, ma in Farenheit! Il primo giorno ho anche assistito ad una nevicata lampo – splendeva il sole, ma la neve turbinava ovunque: molto cinematografico, durata tre minuti esatti. Per il resto il sereno e il gelo perdurano, domani e’ prevista una massima di 17 ed una minima di 9 (Farenheit! Fatevi fare la conversione da Christian Dior!)
La donna che visse due volte
Rifletto un attimo su quanto e’ stato strano il mio 19 gennaio: come dovro’ conteggiarlo, nella mia vita? Sono partita al pomeriggio da Auckland e sono arrivata alla mattina dello stesso giorno a Los Angeles. Meraviglie della Linea del Cambio di Data. Fa impressione – ed e’ difficile farlo capire al datario dell’orologio, dannazione! Phileas Fogg ci ha vinto la sua scommessa, con questo scherzo…
America e tutti gli altri
Bandiere ovunque, di tutte le dimensioni: e passi… quello che passa molto meno e’ il martellamento ossessivo di tutte le reti televisive riguardo alla Guerra. Iraq Countdown, si chiama una rubrica giornalistica. Ogni telegiornale non parla delle possibilita’ di pace, ma solo ed esclusivamente della Guerra imminente – sembra che gli unici coglioni che ci credono ancora, in una soluzione diversa, siamo noi europei. Alla premiazione dei Golden Globe, quel mattacchione di Pedro Almodovar ha vinto (ancora!) e nel suo discorsetto di ringraziamento e’ stato l’unico ad augurarsi la pace – applausi moderati, mai piu’ rivisto in nessun telegiornale, al contrario di Sharon Stone, che ha gigioneggiato con Richard Gere, o di Kim Cattrall (la Samantha di Sex and the City) che ha confessato di aver perso il conto degli uomini con cui e’ dovuta andare a letto per vincere il premio… E allora, che cosa ho fatto io, nel mio piccolo? Oggi ho visitato la sede dell’ONU. Piu’ che turismo, una testimonianza. Le visite guidate portano in giro per le grandi sale – ed e’ stato commovente vedere dove il Consiglio di Sicurezza si riunisce – anche se visitare una sala vuota non ha dato l’impressione di un grande impegno sul pezzo… Una esperienza forte comunque – anche perche’ (sara’ un’impressione?) si coglie davvero l’estraeneita’ (piu’ che la extraterritorialita’) delle Nazioni Unite rispetto a New York. Se Rockfeller Jr. non avesse avuto questa idea balzana di regalare un pezzo inestimabile di terreno a questi rompicoglioni di Caschi Blu… la sede centrale dell’ONU sorgerebbe a Parigi o a Toronto o chissa’ dove.
La donna che visse due volte
Rifletto un attimo su quanto e’ stato strano il mio 19 gennaio: come dovro’ conteggiarlo, nella mia vita? Sono partita al pomeriggio da Auckland e sono arrivata alla mattina dello stesso giorno a Los Angeles. Meraviglie della Linea del Cambio di Data. Fa impressione – ed e’ difficile farlo capire al datario dell’orologio, dannazione! Phileas Fogg ci ha vinto la sua scommessa, con questo scherzo…
America e tutti gli altri
Bandiere ovunque, di tutte le dimensioni: e passi… quello che passa molto meno e’ il martellamento ossessivo di tutte le reti televisive riguardo alla Guerra. Iraq Countdown, si chiama una rubrica giornalistica. Ogni telegiornale non parla delle possibilita’ di pace, ma solo ed esclusivamente della Guerra imminente – sembra che gli unici coglioni che ci credono ancora, in una soluzione diversa, siamo noi europei. Alla premiazione dei Golden Globe, quel mattacchione di Pedro Almodovar ha vinto (ancora!) e nel suo discorsetto di ringraziamento e’ stato l’unico ad augurarsi la pace – applausi moderati, mai piu’ rivisto in nessun telegiornale, al contrario di Sharon Stone, che ha gigioneggiato con Richard Gere, o di Kim Cattrall (la Samantha di Sex and the City) che ha confessato di aver perso il conto degli uomini con cui e’ dovuta andare a letto per vincere il premio… E allora, che cosa ho fatto io, nel mio piccolo? Oggi ho visitato la sede dell’ONU. Piu’ che turismo, una testimonianza. Le visite guidate portano in giro per le grandi sale – ed e’ stato commovente vedere dove il Consiglio di Sicurezza si riunisce – anche se visitare una sala vuota non ha dato l’impressione di un grande impegno sul pezzo… Una esperienza forte comunque – anche perche’ (sara’ un’impressione?) si coglie davvero l’estraeneita’ (piu’ che la extraterritorialita’) delle Nazioni Unite rispetto a New York. Se Rockfeller Jr. non avesse avuto questa idea balzana di regalare un pezzo inestimabile di terreno a questi rompicoglioni di Caschi Blu… la sede centrale dell’ONU sorgerebbe a Parigi o a Toronto o chissa’ dove.
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